Bonus prima casa se l'immobile trasferito all'ex con la separazione.

Il coniuge che, in virtù della separazione consensuale, trasferisce alla ex la sua quota della casa familiare conserva le agevolazioni fiscali sulla prima casa anche se non acquista un altro immobile.

Non perde l’agevolazione fiscale sulla prima casa il marito che, a seguito degli accordi stretti con la separazione consensuale, trasferisce il suo 50% dell’immobile alla ex moglie. E ciò vale anche se l’uomo non acquista un altro immobile. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Sul punto, si registravano due opposti orientamenti contrastanti. L’uno, più favorevole al fisco, ritiene che la cessione dell’immobile all’ex coniuge, a seguito di separazione consensuale, debba essere considerato un atto volontario e come tale assimilabile a un normale contratto di vendita [2]: pertanto, qualora esso intervenga, nei cinque anni successivi all’acquisto, senza che il cedente stesso abbia comprato, entro l’anno ulteriore, altro appartamento da adibire a propria abitazione principale, le agevolazioni fiscali “prima casa”, di cui egli abbia beneficiato per comprare quell’immobile, vanno revocate. Il che comporta il conseguente legittimo recupero delle ordinarie imposte di registro, ipotecarie e catastali da parte dell’Agenzia delle Entrate.

La Corte ha tuttavia sposato la tesi più favorevole al contribuente: l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale, in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale, non costituisce una vendita dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dei benefici “primi casa”, bensì solo una modalità di utilizzo dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti tra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza [3]. Sarebbe del resto eccessivamente penalizzante privare il coniuge cedente del bonus prima casa: egli, già spogliatosi dell’abitazione, sarebbe esposto al pagamento delle maggiori imposte ordinarie e delle relative sanzioni ove, senza aver percepito alcunché, non sia in grado di riacquistare un altro alloggio entro il termine legale di un anno, il tutto con l’irragionevole conseguenza di ostacolare, piuttosto che favorire, la composizione dei rapporti familiari in crisi, con rilevanti ricadute di scarsa tenuta costituzionale.

Pertanto il contribuente che, in sede di separazione, trasferisca al coniuge la casa coniugale prima del decorso di 5 anni dall’acquisto per il quale aveva usufruito delle agevolazioni fiscali in commento, non decade dai relativi benefici atteso che l’immobile, acquistato per essere destinato a casa familiare, tale rimane.

Del resto, il trasferimento dell’immobile all’ex coniuge in attuazione dei patti di separazione è svincolato da qualsiasi corrispettivo e non rappresenta un atto di donazione. Ecco perché è assurdo parlare di decadenza dei benefici fiscali. Infatti, non essendo configurabile alcun intento speculativo e non avendo il proprietario conseguito alcuna somma da reimpiegare per l’acquisto di una casa nuova, egli non può essere sanzionato con la perdita dei benefici.

Tale conclusione è in linea sia con l’interpretazione della stessa Cassazione [4] volta ad affermare la ricorrenza dei benefici in questione nel quadro degli accordi di negoziazione della crisi familiare, sia rispetto all’impostazione dei principali documenti di prassi del fisco.

[1] Cass. sent. n. 5156 del 16.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 2263/2014.

[3] Cass. sent. n. 3753/2014.

[4] Cass. sent. n. 860/2014.

Fonte: La Legge per Tutti.it